FABULAS - "ANCESTRALE" Spumante Pet-Nat Orange di Malvasia 2023 75cl (6)

0,00 €

DISTRIBUITO DA DOL FOOD

 

Vino Orange Spumante Metodo Ancestrale

Da uve Malvasia 100%

Lieviti indigeni

Fermentazione spontanea in bottiglia

Affinamento in bottiglia per 6 mesi

SENZA SOLFITI AGGIUNTI

NON CHIARIFICATO

NON FILTRATO

Alcool 12,50%

 

Vino Biologico Certificato

Vino Biodinamico Certificato Demeter

Certificazione Biodiversity Friend

Certificazione Vegan OK

 

La tecnica di spumantizzazione ancestrale si basa sulla fermentazione in vasca bloccata a un tenore di zuccheri (raffreddamento del mosto a 6°C e 18g/lt di residuo zuccherino) che garantisce dopo l’imbottigliamento la presa di spuma senza l’aggiunta di saccarosio. Il vino rifermenta in bottiglia e la maturazione dello spumante avviene “sur-lie” ovvero sui propri lieviti che danno un aspetto velato e opaco, in contrasto con la brillantezza e la luminosità delle bollicine degli spumanti convenzionali.
LO SPUMANTE OTTENUTO CON LA “TECNICA ANCESTRALE” NON È DA CONFONDERE CON GLI SPUMANTI BRUT NATURE, PAS DOSÉ O DOSAGGIO ZERO IN QUANTO QUESTI PREVEDONO L’AGGIUNTA DI SACCAROSIO IN RIFERMENTAZIONE PER LA PRESA DI SPUMA.

Oro antico con bagliori di arancio. Dotato di un corredo aromatico ricco e complesso. Ampio spettro di terpeni floreali su sfondo delicatamente speziato e note erbacee e di idrocarburi. Fresco e aromatico l’assaggio, di buona lunghezza e gradevolmente sapido.

 

C’era una volta, tanto tempo fa, quando le vigne s’intrecciavano con le leggende e il vino nasceva più da magia che da scienza, un popolo che parlava col vento e con la terra. In una valle nascosta tra le dolci colline della vecchia Champagne, i vignaioli usavano un’arte antica, tramandata a voce sotto il sole cocente e le lune piene. La chiamavano semplicemente “il modo dei nonni”, ma oggi il mondo la conosce come Metodo Ancestrale, o per i francesi, Pétillant Naturel. Le uve venivano raccolte a mano, baciate dal sole e cullate dal vento, e il succo fermentava piano, in ascolto della natura. Ma la vera magia accadeva dopo: quando il vino, ancora in fermentazione, veniva imbottigliato senza fretta e senza filtri. Nessun lievito aggiunto, solo quelli selvatici, quelli veri, che dormivano sulle bucce come piccoli spiriti del vigneto.

E così, nella penombra delle cantine di pietra, le bottiglie iniziavano a borbottare piano, piene di vita. La seconda fermentazione accadeva lì dentro, nel vetro, senza che nessuno dovesse svegliare il vino.

 

 

Le fecce – i lieviti morti, come li chiamano adesso – non venivano cacciate via. No, venivano lasciate lì, come vecchi saggi a custodire il vino, a dargli corpo, anima e un po’ di verità. Nessuno faceva il degorgement, nessuno toccava quel vino che parlava da sé.

E come ogni storia vera, anche questa aveva il suo giuramento: “Nessun solfito aggiunto”, dicevano i vignaioli, guardando il cielo e il terreno. “Solo ciò che la natura vuole”.

E così, quando si apre una bottiglia di questo vino un po’ torbido ma pieno di vita, bisogna ricordarsi che dentro non c’è solo mosto e bollicine… C’è una storia antica.