FABULAS - "ANCESTRALE" Spumante Pet-Nat di Pinot Grigio Ramato 2022 75cl (6)

0,00 €

DISTRIBUITO DA DOL FOOD Cod. DF/FABU20

 

Vino Bianco Ramato Spumante Metodo Ancestrale

Da uve Pinot Grigio 100%

Lieviti indigeni

Fermentazione spontanea in bottiglia

Affinamento in bottiglia per 6 mesi

SENZA SOLFITI AGGIUNTI

NON CHIARIFICATO

NON FILTRATO

Alcool 12,50%

 

Vino Biologico Certificato

Vino Biodinamico Certificato Demeter

Certificazione Biodiversity Friend

Certificazione Vegan OK

 

La tecnica di spumantizzazione ancestrale si basa sulla fermentazione in vasca bloccata a un tenore di zuccheri (raffreddamento del mosto a 6°C e 18g/lt di residuo zuccherino) che garantisce dopo l’imbottigliamento la presa di spuma senza l’aggiunta di saccarosio. Il vino rifermenta in bottiglia e la maturazione dello spumante avviene “sur-lie” ovvero sui propri lieviti che danno un aspetto velato e opaco, in contrasto con la brillantezza e la luminosità delle bollicine degli spumanti convenzionali.
LO SPUMANTE OTTENUTO CON LA “TECNICA ANCESTRALE” NON È DA CONFONDERE CON GLI SPUMANTI BRUT NATURE, PAS DOSÉ O DOSAGGIO ZERO IN QUANTO QUESTI PREVEDONO L’AGGIUNTA DI SACCAROSIO IN RIFERMENTAZIONE PER LA PRESA DI SPUMA.

Ha un colore rosa con venature salmone, impenetrabile per via della torbidità in bottiglia. Emergono note fruttate con sentori di fragola di bosco e piccoli frutti rossi. Al palato la carbonica è tenue, finemente solletica il sorso e lo rende perfetto, pulito e di giusto equilibrio. Ottima lunghezza gustativa.

C’era una volta, tanto tempo fa, quando le vigne s’intrecciavano con le leggende e il vino nasceva più da magia che da scienza, un popolo che parlava col vento e con la terra. In una valle nascosta tra le dolci colline della vecchia Champagne, i vignaioli usavano un’arte antica, tramandata a voce sotto il sole cocente e le lune piene. La chiamavano semplicemente “il modo dei nonni”, ma oggi il mondo la conosce come Metodo Ancestrale, o per i francesi, Pétillant Naturel. Le uve venivano raccolte a mano, baciate dal sole e cullate dal vento, e il succo fermentava piano, in ascolto della natura. Ma la vera magia accadeva dopo: quando il vino, ancora in fermentazione, veniva imbottigliato senza fretta e senza filtri. Nessun lievito aggiunto, solo quelli selvatici, quelli veri, che dormivano sulle bucce come piccoli spiriti del vigneto.

E così, nella penombra delle cantine di pietra, le bottiglie iniziavano a borbottare piano, piene di vita. La seconda fermentazione accadeva lì dentro, nel vetro, senza che nessuno dovesse svegliare il vino.

Le fecce – i lieviti morti, come li chiamano adesso – non venivano cacciate via. No, venivano lasciate lì, come vecchi saggi a custodire il vino, a dargli corpo, anima e un po’ di verità. Nessuno faceva il degorgement, nessuno toccava quel vino che parlava da sé.

E come ogni storia vera, anche questa aveva il suo giuramento: “Nessun solfito aggiunto”, dicevano i vignaioli, guardando il cielo e il terreno. “Solo ciò che la natura vuole”.

E così, quando si apre una bottiglia di questo vino un po’ torbido ma pieno di vita, bisogna ricordarsi che dentro non c’è solo mosto e bollicine… C’è una storia antica.